La necessità di un Piano Nazionale dei Trasporti

La recente, ennesima, cattiva esperienza in fatto di infrastrutture in Italia, ovvero il sussidio del fallimento della Brebemi, ha reso più evidente la necessità di un serio e snello Piano Nazionale dei Trasporti. Ne scrissi alcuni mesi addietro su Linkiesta, e ripropongo di seguito l’articolo.

 

Il Decreto “Sblocca Italia” ha giustamente riacceso i riflettori sul settore dei trasporti, un comparto chiave per la competitività dei sistemi economici. Questo intervento normativo, unitamente alla confusione degli ultimi mesi su diversi fronti, ha palesato la necessità di una strategia globale per il settore, strategia assente da molti anni o, almeno, sconosciuta.

Il Logistics Performance Index della Banca Mondiale (un indicatore che misura l’efficienza percepita del sistema di movimentazione delle merci) indica che l’Italia si posiziona al 24° posto al mondo, un posizionamento che varia poco tra i diversi sotto-indicatori (efficienza delle dogane, qualità delle infrastrutture, affidabilità delle spedizioni internazionali, disponibilità di servizi logistici e di Track & trace, puntualità). Il risultato la pone molto vicina al sistema spagnolo ma molto lontano da global player del mercato dei servizi logistici quali l’Olanda e la Germania, una differenza particolarmente marcata proprio nella percezione della qualità delle infrastrutture.

La posizione Paese evidenzia la necessità di una manutenzione profonda del sistema con un nuovo (l’ultimo risale al lontano 2001) Piano Nazionale dei Trasporti che vada a coordinare le politiche e gli interventi. Negli anni, invece, decisioni strategiche come la costruzione dell’Alta Velocità Torino Lione, il destino di Alitalia e finanche la gestione di un aeroporto importante come quello di Malpensa sono state derubricate e questioni contingenti, in assenza di una visione nazionale di lungo periodo.

Un eventuale nuovo Piano Nazionale dei Trasporti dovrebbe essere redatto lungo quattro punti di metodo portanti.

  1. Dovrebbe essere snello e sostituirsi ai vari Piano Nazionale degli Aeroporti, Piano per l’Intelligent Transport Systems, Piano Nazionale della Logistica ed altri che negli anni si sono affastellato, spesso rimanendo lettera morta.
  2. Sarebbe necessario definire scenari anche sub-nazionali cui gli innumerevoli piani regionali dei trasporti dovrebbero uniformarsi, anziché procedere in maniera autonoma ed inefficiente, viste le esternalità positive.
  3. E’ da oltre un decennio che le decisioni di finanziamento delle infrastrutture di trasporto vengono prese sulla base di “liste della spesa” definite dalla famigerata Legge Obiettivo o, peggio ancora, dall’Allegato Infrastrutture alla Legge di Stabilità. Ed il nuovo decreto “Sblocca Italia” continua ad andare in questa direzione. Il nuovo Piano dovrebbe contenere una lista (ragionevole) di opere da realizzare nei prossimi 10-15 anni, tutte coerenti con una strategia generale e a valore aggiunto per il benessere sociale.
  4. Gli scenari di traffico (anche questi ragionevoli) sulle diverse modalità di trasporto dovrebbero essere definiti in maniera esplicita e referenziata spazialmente, in modo da evitare che, per giustificare interventi fantasiosi, si ipotizzino flussi mirabolanti in contesti non particolarmente dinamici.

La stesura del nuovo Piano Nazionale dei Trasporti dovrebbe certamente vedere il coinvolgimento di operatori e tecnici del settore, ma dovrebbe anche segnare un cambio di passo della politica italiana dei trasporti. Il Paese deve allinearsi alla pratica di gran parte dei paesi europei in cui la pianificazione macroeconomica dei sistema di trasporto avviene con il sostegno di modelli economico-statistici, le cui soluzioni servono da input del processo decisionale. Il mondo, soprattutto quello dei flussi di traffico, è troppo complesso perché le decisioni importanti possano essere prese con la pancia o, peggio ancora, in base a meri calcoli politici.

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